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IL LEADER ILLUMINATO

Prolegomeni per chi vuole diventare artefice del proprio destino

di Franco Nanetti

Docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Urbino. Psicologo, psicoterapeuta, counselor clinico, Direttore dei Master in “Counseling and Coaching skill” e in “Mediazione dei conflitti” presso l’Università di Urbino, supervisore e coordinatore scientifico della Scuola Superiore in “Clinica esistenziale”. E’ autore di numerosi libri.


Non ci può essere piena realizzazione di noi stessi, soddisfazione in ciò che siamo e facciamo, se siamo dei “sonnambuli che vagano nel mondo senza una meta”, se non poniamo le condizioni per identificare il senso ultimo del nostro procedere ed agire. Intrattenersi nella vita, alzandosi, bevendo, mangiando, lavorando, facendo l’amore o dormendo, immergendosi nelle proprie abitudini senza sentirsi impegnati nel concretizzare qualcosa di peculiare, senza raggiungere un qualche scopo, senza avere un sogno da realizzare, è semplicemente sopravvivere.

Non si può vivere senza un strada da percorrere che sia in linea con i nostri desideri, con la nostra visione e missione di vita. Dove non c’è un fine, una promessa, tutto appare come una minaccia o un luogo di rassegnazione, tutto è futilità, sofferenza senza senso. Possiamo pianificare il modo di plasmare ai nostri desideri, ma prima di ogni cosa occorre che comprendiamo la scintilla divina che ispira la nostra unicità, il nostro peculiare destino. La vera realizzazione di sé chiama in causa la passione per la nostra vocazione. Scrive Antoine de Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una nave non radunare uomini solo per raccogliere legna e distribuire compiti, ma trasmetti loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.

OGNI DESIDERIO SENZA UNA VISIONE È PIGRO E SENZA FORMA

La pigrizia è un deficit di identità. Solo sapendo chi sei, che cosa vuoi realizzare a partire dai valori in cui credi, il tuo sacrificarti per qualcosa diventa plausibile, tollerabile, se non eroico ed entusiasmante.

Se “hai un perché - scriveva Victor Frankl - puoi accettare qualsiasi come. Il sacrificio, la cui etimologia rimanda al concetto di “sacro”, si comprende come una rinuncia a qualcosa che è arrivato il momento di lasciare andare perché ci si possa riscattare in un percorso di elevazione.

Un esempio. Se sei convinto di volere diventare un abile scrittore di saggi che aiutano tante persone a sentirsi meglio, dovrai leggere tanti libri edificanti per essere preparato al compito, “sacrificando in questa prospettiva una vita mondana e molte serate goliardiche con gli amici”.

Se qualche volta, al cospetto di tanti impegni, ti è capitato di dirti “Chi me lo fa fare?!”, ciò sta ad indicare che la tua motivazione è debole, che quel che fai, seppur frenetico e performativo, non è ancorato ad una visione. Se poi ti lamenti ad oltranza, è evidente che non ami impegnarti più di tanto in quello che fai, che ti accontenti, e che forse saresti ben lieto di non fare nulla o che qualcuno facesse le cose al tuo posto.

REALIZZA QUELLO IN CUI CREDI

Se sei svogliato in quello che fai, ciò sta ad indicare che devi recuperare maggiore chiarezza circa chi sei, in modo che non vi sia incongruenza tra il tuo fare e il tuo essere. Ogni forma di incongruenza che ti rende accidioso segnala una condizione di separatezza o scissione che sta alla base di molte forme di disagio e fallimento.

Abbiamo due forme di separazione: l’essere separati dagli altri, ogni volta che siamo concentrati solo sui nostri bisogni, e l’essere separati da se stessi, ogni volta che agiamo o per abitudine o per compiacere o per sentirci bravi, non cogliendo la radice spirituale del nostro essere, ossia i principi che orientano il corso del nostro procedere. Per questo è molto importante di tanto in tanto ricordarsi di se stessi, fermarsi per “comprendersi”, per cogliere nelle piccole cose che ci affascinano e ci provocano meraviglia, qualcosa di grande che dentro di noi vuole emergere. In quel qualcosa che si fa strada è sedimentato il nostro grounding spirituale e la motivazione ad agire.

ESSERE AL SERVIZIO

Se il tuo desiderio coinvolge esclusivamente il tuo appagamento, non possiede energia. Se sai desiderare qualcosa per il bene di tanti, molti, il mondo intero desidera con te, e ti trovi pieno di forza e vitalità. Se invece desideri solo per il tuo godimento, il mondo non cede a questa ingiustizia e non esaudisce un tuo desiderio che esclude gli altri, così ti trovi stanco, opaco e spesso inconcludente. E’ importante che quando desideri qualcosa tu abbia come orizzonte il tuo bene e quello dell’altro.

“ESERCITAZIONE”: RICONOSCI QUANDO IL TUO FARE CORRISPONDE AL TUO ESSERE

Rispondi alle seguenti domande:
-Quale è la persona che più ha ispirato la tua vita? … perché? … e ancora per te oggi rappresenta un modello ideale? Descrivila e spiega le ragioni per la quali quella persona è per te un modello al quale attingere forza e saggezza.

-Quale è il successo più importante della tua vita? … Valuta se il successo raggiunto ha migliorato la qualità della tua vita … e perché?

-Che cosa la vita ti ha insegnato? … Immagina che cosa diresti ad una persona che desideri aiutare, affinché possa superare i momenti di difficoltà che sta incontrando o semplicemente sentirsi meglio e vivere in modo più soddisfacente la sua esistenza.

-Quale è la decisione più importante che hai preso?… Perché tale decisione è la più importante? … Come l’hai presa? … Che cosa hai pensato e fatto? … Se potessi tornare indietro faresti qualcosa di diverso?

-Quale è stato il momento più difficile della tua vita? … Come l’hai superato? … Quali risorse hai utilizzato?

-Che cosa è per te la cosa più importante? … nei seguenti ambiti: famiglia, coppia, amicizia, lavoro. Descrivi la cosa più importante in ogni ambito sempre in modo dettagliato.

-Scrivi i valori in cui credi. Sei disposto a lottare per questi? Nell’area dei valori, anziché dei comportamenti, non ci sono giudizi, condanne o sensi di colpa.

Dopo che hai potuto osservare in profondità chi sei, potrai comprendere se quello che stai facendo è un adattamento, un compromesso, oppure no, … e che cosa puoi decidere di cambiare per essere congruente. (M.Sorgente, F.Nanetti, 2014)


DIVENTA IL TUO DESIDERIO

Vivi il cambiamento come se si fosse già realizzato. Un mio amico è diventato rettore di una prestigiosa Università, non quando è stato eletto, ma - paradossalmente - molto prima, dal momento che da molti anni portava l’“abito” del rettore, ossia si comportava come se lo fosse già. I nostri desideri si realizzano prima nel presente che nel nostro futuro.

Per questa ragione alcuni studiosi di programmazione neurolinguistica per favorire processi di cambiamento sollecitano la strategia del “come se”, strategia attraverso la quale possiamo vivere in modo intenso ed emotivo un momento della nostra vita futura desiderata “come se” il desiderio fosse già stato realizzato e le difficoltà fossero già state superate. L’esperienza del “come se” e la sua efficacia è stata ampiamente dimostrata dagli studi nell’ambito delle neuroscienze sui cosiddetti “neuroni specchio”. Immaginare è agire. Nella pratica Zen si suggerisce di immaginare il bersaglio già raggiunto ancora prima di raggiungerlo. Comunque, perché la strategia del “come se” funzioni, occorre che questa non sia percepita come recita, una finzione, un teatrino del desiderio, ma come una possibilità già in atto, un nuovo modo di essere. Occorre essere concentrati nella pratica del “come se”.

Ogni cosa che facciamo distrattamente, poco convinti, tanto per fare, nell’attesa di una ricompensa egoica centrata sul piacere o sul successo, rende la strategia inefficace. C’è una differenza tra l’impegnarsi per essere convincenti e l’essere convinti. Mentre nel primo caso cerchi di convincere l’altro del tuo valore perché temi di non esserlo, nel secondo caso, sicuro di valere per quello che sei e quello che fai, procedi senza l’attesa di un risultato o di un apprezzamento. Sii impeccabile nella tua azione.

SII IMPECCABILE NELLA TUA AZIONE

Di tanto in tanto impara ad agire senza memoria e senza desiderio, senza passato e senza futuro. Di tanto in tanto fai in modo che il tuo agire ti offra pace interiore e chiarezza di visione, eludendo ogni forma di recriminazione ed aspettativa. In tal senso, senza l’idea di alcuna ricompensa egoica, limitati ad essere nel rigore di quello che fai. Quando, ad esempio, svolgi un lavoro, fallo lasciandoti assorbire in quel lavoro, cercando di svolgerlo al meglio, senza alcuna pretesa. Come si dice nel Buddhismo, impegnati in una qualsiasi attività o lavoro “senza pensare a niente, come se la tua mente fosse vuota”.

Non sempre tale pratica è facile. Come afferma Ryunsuke Koike (2017): “All’inizio è difficile. Non importa quanto sarà duro l’allenamento. Devi sapere che solo nella concentrazione assoluta in quello che fai prima o poi emergerà il sollievo e il senso di soddisfazione dentro di te”. Agire con la mente vuota significa che ti impegni in ciò che fai senza cercare di dimostrare di valere o altro (“Devo farcela … devo essere bravo nel lavoro … devo fare questo in modo che nessuno mi possa criticare…”). Procedere con la mente vuota significa che ti immergi in quello che fai, senza desiderare nulla di diverso rispetto a quello che sta accadendo in quel momento.

Mi spiego meglio. Qualora dicessi a te stesso: “Ora agisco con la mente vuota”, non giungere mai all’affermazione “Devo lavorare”. Lavora e basta. Qualora dicessi a te stesso: “Ora agisco con la mente vuota”, non giungere mai all’affermazione “Devo essere capace” o “Al termine di quello che faccio mi piacerebbe ottenere un miglioramento o altro”. Fai con competenza quello che hai deciso di fare, e basta. Non volere niente di più. Nessuna pretesa. Nessuna rinuncia, e neppure nessuna accelerazione conseguente all’attesa di una qualche ricompensa. Sii quello che fai. Lascia che tutto arrivi in sovrabbondanza, quando è il momento. Procedi senza condizionamenti, senza l’ansia di riuscire, nella semplice gioia di aderire al piacere di fare le cose in cui credi.

NON SFORZARTI DI RIUSCIRE PER DIMOSTRARE DI VALERE

L’ansia di riuscire è deleteria, perché rimanda al fatto che vuoi trovare fuori di te la certezza di valere, mentre dovresti ben sapere che secondo la “Legge essenica dello Specchio” il successo è il riflesso della certezza che hai già di valere. Volere riuscire è un tentativo maldestro e fallace di superare l’angoscia di non valere, di non riuscire nei tuoi intenti. La Legge dello Specchio ti insegna che se sei convinto di riuscire, ciò che desideri ha buone probabilità di realizzarsi, ma che se temi di non farcela e fai di tutto per dimostrare che ce la farai, tutto diventerà faticoso, se non ridicolo dal momento che perdi credibilità. Dal momento che il tuo modo di agire è dissociato dai tuoi convincimenti, in quanto vivi depositato solo negli occhi degli altri, gli esiti sono sempre negativi.

IMPARA LA “DISCIPLINA DEL FARE”

Se sei preoccupato di dimostrare quanto vali, anche se farai tutto in modo performativo non otterrai i risultati che desideri. Ripeto: fai le cose al meglio senza preoccuparti troppo di trovare l’altrui approvazione. Fai in modo che la vera soddisfazione non stia nella competizione, ma nella disciplina, nell’impegno, nello sforzo che viene da te profuso per aderire alla scelta di essere pienamente quello che fai e di quello che sei. Quindi non agire mai per soddisfare l’aspettativa di qualcuno e neppure per dimostrare il tuo valore, ma soltanto per essere un tutt’uno con quello che fai, senza divagare. Tutte le volte che cerchi approvazione, ricompensa, plauso e successo, stai divagando, stai perdendoti, stai disperdendoti. Se vuoi vincere per sentirti importante o salvare la reputazione hai già perso in partenza. Tutto quello che fai perché hai bisogno che accada qualche cosa di positivo fuori di te per sentirti forte, ti renderà sempre più vulnerabile.

SII QUELLO CHE FAI

Talvolta, come viene suggerito nella pratica buddhista, bisogna fare ordine fuori per ritrovare ordine dentro di sé. Emblematica è “la pratica del lavello” proposta da Michael Carrol (2004), che consiste, quando si è in confusione, nel mettere gioiosamente in ordine la cucina, senza diventare egoicamente perfezionisti1.

In alcuni casi potrebbe accadere che la tua visione sia ancora incerta, che fai molte cose ma che tu non sia ancora convinto delle tue scelte. Non demoralizzarti. Lasciati assorbire da quello che fai, impegnandoti al meglio. Mettiti al servizio del tuo agire finchè passo dopo passo entrerai nella tua visione.

Dio non aspetta che tu sia perfetto per indicarti il cammino, perché è il compiere la mission che ti eleva a Dio, che ti rende perfetto, in assonanza con la Sua Volontà. Secondo le “scienze spirituali” la chiarezza della visione spesso trova spazio dentro la “disciplina del fare”, dell’azione impeccabile. Finchè non ti decidi di sperimentare quello che fai andando fino in fondo alle cose, facendole al meglio, rischi di rimanere eternamente nel dubbio, di reiterare i fallimenti, di sentire inspiegabilmente un affievolirsi dei tuoi desideri.

1 - Immaginiamo di trovarci in una cucina sporca, sudicia, completamente in disordine. La prima cosa che ci viene da fare è sistemare il lavello, sgomberarlo, assicurarsi di avere spugne e detersivo a sufficienza. Fatta questa prima operazione, ossia pulito il lavello, quasi inspiegabilmente la spazzatura e il disordine ci sembreranno meno complicati. I lavelli ci aiutano ad affrontare il mondo nel modo più corretto. Con i lavelli puliti possiamo, dopo avere lavato i piatti e gli utensili, pulire la verdura e trovare soddisfazione e preparare un pasto, possiamo sentirci meglio nel vedere che stiamo sistemando le cose a nostro piacimento. Coltivare la mentalità da lavello significa di tanto in tanto trattare la nostra mente sul posto di lavoro come se fosse un lavello. In altre parole quando tutto incombe e siamo nel caos, potremmo prenderci un’ora di tempo per sistemare la scrivania e i file del computer. Potremmo prestare attenzione al nostro abbigliamento, oppure cercare di parlare con gli altri in modo più chiaro e deliberato. Potremmo fare un planning meditato e puntuale. Questa è la mentalità da lavello.

IMPARA A “VIVERE” NELL’ “ADESSO”

Desidero ancora precisare che immergerti nelle cose che fai, chiama in causa il fatto che ciò che desideri si prospetta prima nel “tuo adesso” che nel tuo futuro. Se vuoi migliorarti, non spostare l’attenzione al domani, il tuo futuro è già nel tuo presente. L’atleta vincente che si prepara alla gara, mentre si allena non pensa alla gara, ma all’allenamento. La gara è già nella performance dell’adesso. Mentre ti “alleni” cerca di dare il meglio di se stesso. Il vincere o perdere è un incidente di percorso. La vera vittoria non è il risultato ma il poter sperimentare un’azione “incarnata nell’essere”, è l’allenarsi, ossia l’essere totalmente presente a quello che fai, anche quando ciò comporta “sudore della fronte”, fatica, lacrime, dolore e sofferenza. Ciò che diviene esaltante è il coronamento dello sforzo e non il risultato.

Il vero atleta, come la persona di successo, vive nella perfezione dell’adesso, istante dopo istante, senza mai recriminare sul passato e senza gravarsi di aspettative. Il segreto sta nell’imparare ad “impegnarsi a lottare - come direbbe Gramsci - sempre e comunque”, non per compensare una mancanza, un senso di fallimento o la noia, ma per aderire a chi si è nell’intento di diventare sempre più se stessi. Se impariamo ad agire con la mente estranea al risultato ma “incarnata nell’essere”, potremmo vivere anche momenti difficili, estremamente dolorosi, ma non saremo mai infelici. Quando siamo “incarnati nell’essere” non conta stare bene o stare male, ma lottare per convincimenti certi, per affermare la propria visione, per essere radicati in ciò in cui si crede. Nelson Mandela, Sandro Pertini, John McRay, hanno subito anni di carcerazione, violenze e abusi, eppure non si sono mai distratti dalla loro visione. La vita, seppur intrisa di sofferenze e fatiche, li ha compensati con la felicità.

Voglio ricordare che, come ci suggerisce il Buddha, che alla base della noia e del sentimento di inutilità, c’è sempre la ricerca esasperata dell’appagamento di un piacere senza ulteriorità. Il piacere dura un istante. Poi svanisce immediatamente. La vera gioia di vivere è avere un scopo, l’essere lungimiranti, il procedere nel servizio. Alcuni pazienti mi raccontano di aver fatto vacanze in luoghi bellissimi, di svolgere lavori che li hanno resi persone di successo, di avere una vita agiata, eppure di essere infelici.

ENTRA NELL’AREA “CORTICALE DI DIO”

Da numerose ricerche nell’ambito delle neuroscienze è stato appurato che finché sei annoiato, arrabbiato, impaurito, quello che desideri non si concretizza mai fino in fondo. Di fatto l’attivazione costante del cervello paleomesoencefalico deputato alla funzione di sopravvivenza, disattiva almeno in parte la funzione neocorticale, connessa con la creatività e la capacità di problem solving. Scriveva la poetessa Alda Merini: “Lo sconforto non vede il firmamento”.

Quindi mentre ti conquisti quello che desideri con impegno e fatica impara a sperimentare la gioia nell’immergerti in quello che fai, anche al cospetto di fallimenti e rifiuti. In altre parole: agisci e divertiti! … lavora e divertiti! ... procedi con perseveranza e divertiti! ... Impegnati in quello che fai … e divertiti. Fai in modo che il tuo avanzare sia sempre circondato dalla gioia. Esci dalla zona confort, perché ogni conquista è fatica, senza tuttavia rinunciare alla letizia “perfetta”. Non lamentarti mai. Non intossicarti e non intossicare nessuno intorno a te. Fai in modo che l’incontro con l’altro non sia mai guidato dalla paura, ma dall’amore. Non fare nulla in economia di vitalità. Dona energia.

DECIDERE

Decidere non è facile. E tanto meno è facile prendere la decisione giusta quando si sta vivendo un momento particolarmente difficile. Talvolta quando qualcuno mi chiede “che decisione dovrebbe prendere per uscire dall’empasse, io solitamente gli rispondo laconico: “Nessuna”. Allora può capitare che l’altro, un po’ indispettito, mi ponga l’estrema domanda: “Allora che cosa debbo fare?” Può succedere che talvolta risponda ancora provocatoriamente “Nulla”, mentre in altri casi gli suggerisco di imparare a meditare. Nel vortice non bisogna decidere.

Ogni posizione contiene il suo opposto. Nell’enantodromia, che significa fuggire da un opposto all’altro, non c’è mai un approdo che dia pace. Se vuoi in modo consapevole prendere la decisione giusta, occorre che non ti precipiti a fare qualcosa, ma che esamini “pro e contro” di ogni posizione, per non andare sempre in contrapposizione. Se ti precipiti verso una decisione perché vuoi fuggire da qualcosa che ti è diventato insopportabile, la decisione porterà con se sempre qualcosa di negativo.

Se ti capita di volere uscire da una situazione di stallo, il primo passo, prima di agire, sta nel capire perché finora non hai agito.

Un esempio. Vuoi prendere una decisione in merito al fatto di separarti dal tuo partner dal momento che ormai ti è diventato insopportabile, non serve prendere una drastica decisione, ma riflettere su “che cosa ci guadagni a separarti e che cosa ci guadagni a stare con lui, che cosa temi nell’uno e nell’altro caso?”. Impara a sostare nelle domande, con un atteggiamento meditativo, senza condannarti.

Se finora nonostante tutto non hai preso nessuna decisione è perché non hai compreso fino in fondo la tua contraddizione. Quello che potrà emergere nello stato meditativo, è la cosa necessaria perché tu possa conoscerti ancora più in profondità. Dopo che ti sei lasciato “curare dal tuo essere” attraverso una maggiore comprensione di te stesso, dopo che avrai valutato vantaggi e svantaggi, potrai anche confrontarti con il consiglio di qualcuno, ricordandoti comunque sempre che “la cosa giusta sta nel fatto che nel dubbio tu segua il tuo consiglio e non quello dell’altro”.

“ESERCITAZIONE”: MEDITARE PER DECIDERE
Pensa ad un momento di empasse.
Non riesci a decidere.
Sei incerto nella decisione.
Non procedere con fretta.
Impara a dimorare negli opposti.
Guardati senza fare commenti o darti giudizi.
Anche quella parte che temi, è una parte di te.
Se sei intransigente verso questa parte, neghi te stesso.
Impara a meditare con indulgenza.
Se sei nel dubbio, rimani fermo e osserva fino a quando la nebbia ti avvolge.
Appena la nebbia sarà dissipata, perché sicuramente questo accadrà, agisci con fermezza e coraggio.


PER ESSERE UN LEADER ILLUMINATO PRATICA IL KAIZEN

Come ci ricorda Martin Buber “La vera felicità è sempre nei luoghi in cui già siamo”, è nella passione di tuffarsi in quello che si è capaci di compiere ad ogni piccolo passo. E’ importante avere una visione, un sogno, ma occorre anche capire quando è arrivato il momento di agire con perseveranza, coraggio e umiltà.

In questa prospettiva suggerisco la pratica del kaizen, parola che nella lingua giapponese significa “agire a piccoli passi per il miglioramento continuo”. E’ importante che ti addestri a “pensare in grande”, ma ben sapendo che occorre tenere i piedi per terra. Un proverbio africano dice: “Se hai deciso di mangiare un elefante, fallo con un morso alla volta”. Solo così potrai vincere la paura dell’impossibile e l’illusione che quando sarai cambiato, e avrai realizzato ciò che desideri, sarai felice. Con il metodo kaizen non è auspicabile che accada chissà che cosa, ma che tu possa gioire del tuo procedere, senza inutili velleitarismi, con impegno e perseveranza, senza diventare esuberante, inquieto od ostinato. La pratica del kaizen è funzionale sia ad evitare che la paura di non farcela prenda il sopravvento, sia al poter sperimentare che quello che si fa è divertente ed emozionante. Con questa pratica impara a scomporre grandi e difficoltosi problemi spostando l’attenzione su piccole incognite.

John Littrell nel suo saggio “Il counseling breve in azione” riferisce un interessante esempio. “Una donna che aveva una terribile paura del proprio capo fu da me invitata, ogni volta che lo incontrava, a portare l’attenzione su un dettaglio del volto del suo datore di lavoro. Dopo circa una settimana l’angoscia di fronteggiarlo si era quasi dileguata”. Impara a progredire attraverso il dettaglio.

Con questo metodo prima osserva quello che abitualmente fai con successo e passione, senza porti nell’attesa di alcun risultato, poi in funzione di un tuo desiderio, ipotizza un obiettivo, soffermandoti però solo sul primo passo, senza farti sopraffare dall’idea di ottenere chissà che cosa nel secondo passo o nei successivi.

Nelle Sacre Scritture sta scritto “Zoppicare non è peccato”. Ci vuole umiltà per riuscire. Nell’umiltà puoi cogliere che nel tuo procedere ci sono ancora molte cose che devi imparare. Se il tuo procedere viene interrotto da momenti difficili, chiediti in quali altri modi puoi fare la stessa cosa. In questa prospettiva abituati anche ad osservare coloro che ce l’hanno fatta. Potrai ad esempio renderti conto che se vuoi attenzione la prossima volta devi leggermente alzare il volume della voce. Così procedendo scoprirai che, anche se emuli l’altro, di fatto il tuo fare aderisce sempre di più al tuo essere o a chi vuoi diventare. Ricordati la goccia d’acqua nel suo procedere scava la roccia e staglia meravigliosi calanchi. Questo è il metodo kaizen.

Bibliografia di Franco Nanetti in riferimento al presente contributo
Nanetti F., Il coraggio di scegliere, QuattroVenti, Urbino 2000
Nanetti F., Il cambiamento intenzionale, Pendragon, Bologna, 2007
Nanetti F., Coaching life, Pendragon, Bologna, 2010
Nanetti F., L’arte di comunicare: esercizi di autostima, assertività e public speaking, Pendragon, Bologna, 2010
Nanetti F., Il risveglio della coscienza, Pendragon, Bologna, 2012
Nanetti F., Profili di leadership: enneatipi, figure archetipiche, icone esistenziali, Pendragon, Bologna, 2011
Nanetti F., Laboratori di consapevolezza: soul coaching, costellazioni spirituali, cognitivismo esistenziale, Pendragon, Bologna, 2014
Nanetti F., Cattive compagnie. Manuale di autodifesa dai violenti, dagli aggressivi, dai manipolatori e dai ladri di energia, Pendragon, Bologna, 2014
Nanetti F., Voce “Counseling” in “Dizionario Internazionale di Psicoterapia”, A. Salvini e G. Nardone, Garzanti, Milano, 2013
Nanetti F., Clinica esistenziale, Erickson, Trento, 2016
Nanetti F., Il potere del’immaginazione, Pendragon, Bologna, 2016
Nanetti F., Grammatica del cambiamento, Erickson, Trento, 2016

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